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domenica 8 luglio 2012

Ode al gatto . . .

  

Oh fiera indipendente della casa,
arrogante vestigio della notte, 
neghittoso, ginnastico 
ed estraneo, 
profondissimo gatto, 
poliziotto segreto 
delle stanze, 
insegna 
di un irreperibile velluto, 
probabilmente non c'è enigma 
nel tuo contegno, 
forse sei mistero, 
tutti sanno di te ed appartieni 
all'abitante meno misterioso, 
forse tutti si credono padroni, 
proprietari, parenti 
di gatti, compagni, colleghi, 
discepoli o amici 
del proprio gatto.

Io no. 
Io non sono d'accordo. 
Io non conosco il gatto. 
So tutto, la vita e il suo arcipelago, 
il mare e la città incalcolabile, 
la botanica, 
il gineceo coi suoi peccati, 
il per e il meno della matematica, 
gl'imbuti vulcanici del mondo, 
il guscio irreale del coccodrillo, 
la bontà ignorata del pompiere, 
l'atavismo azzurro del sacerdote, 
ma non riesco a decifrare il gatto. 
Sul suo distacco la ragione slitta, 
numeri d'oro stanno nei suoi occhi.

(da Ode al gatto di Pablo Neruda)




E nel titolo c'è già tutto l'immenso amore che nutro per questo essere così speciale. 
Al mio nero gattone, compagno di tanti momenti unici e meravigliosi, va il mio pensiero. E' pensando a lui che nasce questo lavoro.
Mi manchi immensamente, Peppino Banderas...